La poesia civile ha il potere di trasformare il dolore in parola, la tragedia in memoria, il silenzio in denuncia. È con questo spirito che la poetessa Yuleisy Cruz Lezcano ha scritto La morte gli ha fatto la festa, dedicata a Giovanni Faniulo, operaio di 46 anni, morto sul lavoro in un giorno che avrebbe dovuto essere di festa.
La sua morte non ha avuto clamore mediatico. Nessuna prima pagina, nessuna fanfara. Solo il rumore secco di un corpo che cade, e il vuoto che lascia dietro di sé. È proprio contro questo silenzio che la poesia civile si alza, come un gesto di presenza, come un atto di giustizia.
Yuleisy Cruz Lezcano ha scelto di raccontare questa storia con la lingua che conosce meglio: quella delle immagini, del cuore, delle parole. La sua poesia non urla, ma sussurra con forza. È un abbraccio a chi resta, un modo per dire “Ti abbiamo visto, Giovanni. Anche se troppo tardi, ti vediamo ora.”
Ecco le parole dell’autrice:
Ho scritto questa poesia per dare voce a chi resta, per provare, con la lingua che conosco, quella delle immagini, del cuore, delle parole, a stare accanto, anche da lontano, a chi ha amato Giovanni Faniulo. Lui è caduto in un giorno di festa. Mentre si preparava la luce, è arrivata la notte. E questo non è solo un fatto, è una ferita. Una crepa nel nostro sguardo distratto. La poesia nasce per rompere il silenzio che spesso copre le tragedie quotidiane, quelle che non fanno notizia abbastanza a lungo. È un gesto di presenza, è la volontà di dire: “Ti abbiamo visto, Giovanni. Anche se troppo tardi, ti vediamo ora.” L’ho scritta per denunciare, ma senza urlare. Perché ci sono dolori che meritano il rispetto del sussurro. L’ho scritta per accompagnare con parole che non spiegano, ma toccano chi oggi non sa come dire addio. L’ho scritta per la sua famiglia, per i colleghi, per ogni mano che sa cosa significa lavorare senza sapere se tornerà a casa. E soprattutto, l’ho scritta perché credo ancora che la poesia possa essere un atto civile. Perché anche se non possiamo fermare la morte, possiamo scegliere di non voltare lo sguardo.
Questa poesia civile è un invito a guardare, a sentire, a non dimenticare. È un atto di responsabilità, un modo per restituire dignità a chi muore lavorando. In un Paese dove le morti sul lavoro sono ancora troppe, ogni parola che illumina è necessaria.
📜 La morte gli ha fatto la festa
(Per Giovanni Faniulo, 46 anni)
Caduto in un giorno di festa, non da una guerra, nessun destino eroico in quei tre metri d’aria e dimenticanza. Giovanni e la morte arrivata senza invito, gli ha fatto la festa. Oscura e piumata di corvi è arrivata in silenzio, come la pioggia inquinata che cade su un paese distratto, come un filo spezzato che non chiede permesso. Nessuna fanfara, nessuna campana, solo l’urto secco, e il corpo torna alla polvere prima dell’alba. Le luminarie non erano accese, ma già brillava la tragedia. E la luce che doveva festeggiare si è spenta su una strada muta. Lo hanno visto cadere, non l’hanno sentito gridare: la gravità non urla, la morte, a volte, ha mani educatissime. Lì, tra le braccia del vuoto, nessun angelo, solo cavi, ferri, e il cielo che guardava da un oblò stanco. Ora, ogni lampadina sarà un occhio, ogni arco, una domanda. Chi accenderà quella luce, dovrà sapere che il suo bagliore costa la vita di un uomo.
📝 Nota editoriale
Il titolo La morte gli ha fatto la festa è stato scelto dall’autrice, Yuleisy Cruz Lezcano, come parte integrante della sua poesia civile. La sua forza espressiva nasce dal contrasto tra la parola “festa” e la tragedia che ha colpito Giovanni Faniulo, morto sul lavoro in un giorno che avrebbe dovuto essere di luce.
Non si tratta di provocazione, ma di una denuncia poetica che vuole rompere il silenzio attorno alle morti sul lavoro, troppo spesso dimenticate o normalizzate. Il linguaggio della poesia, in questo caso, non addolcisce: mostra. E nel mostrare, restituisce dignità.
Abbiamo scelto di mantenere il titolo originale per rispettare la volontà dell’autrice e il senso profondo del suo gesto. Perché anche le parole, quando sono scelte con cura, possono diventare atti civili.




