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1.450 Morti sul Lavoro: 1 Bilancio Drammatico che Scuote l’Italia

Morti sul Lavoro

Introduzione

L’analisi dei dati dell’anno appena concluso delinea un’emergenza nazionale che richiede un’attenzione immediata. Le morti sul lavoro non sono solo statistiche, ma il riflesso di un sistema produttivo in mutamento. Di seguito, l’analisi integrale di Yuleisy Cruz Lezcano sulla situazione in Italia e, nello specifico, nel territorio veneto.

Tabella dei Contenuti

  1. Definizione e realtà delle morti sul lavoro

  2. Il bilancio nazionale delle morti sul lavoro nel 2025

  3. La situazione in Veneto e il caso Vicenza

  4. Precarietà e modelli di subappalto

  5. Stress e Karoshi: il peso della fatica

  6. Il confronto europeo sulla sicurezza


Morti sul lavoro, il bilancio del 2025: il Veneto ancora tra le regioni più colpite

(Di Yuleisy Cruz Lezcano)

Quando si parla di infortunio sul lavoro l’immaginario collettivo corre subito a una caduta da un ponteggio, a una mano finita sotto una pressa, a un incidente improvviso e visibile. Ma la realtà che emerge dai dati ufficiali e dagli osservatori indipendenti è molto più complessa e inquietante. Esistono morti sul lavoro che maturano nel tempo, legate allo stress, alla fatica cronica, ai turni estenuanti, alla precarietà contrattuale e all’organizzazione del lavoro. Sono le cosiddette “malattie silenziose”, figlie di ritmi insostenibili, subappalti a catena e di un sistema che scarica il rischio sui lavoratori più fragili.

Il bilancio nazionale delle morti sul lavoro nel 2025

Il 2025 si è chiuso con un bilancio che conferma come l’Italia resti uno dei Paesi europei con il più alto numero di morti sul lavoro. Secondo la pagina “Morti di lavoro”, curata da Piero Santonastaso e basata su un monitoraggio quotidiano della cronaca nazionale e locale, le vittime complessive del lavoro nel 2025 sono state 1.118, in linea con il 2024. La media resta ferma a 3,1 morti al giorno. Dicembre è stato il mese con il numero più basso, 72 decessi, ma il dato non attenua la gravità di una strage che si ripete con impressionante regolarità.

I dati dell’Osservatorio di Bologna

Allargando lo sguardo, l’Osservatorio indipendente di Bologna “Morti sul lavoro”, attivo dal 2008, restituisce un quadro ancora più drammatico. Utilizzando una definizione estesa di morte lavoro-correlata, che include infortuni in itinere, incidenti stradali di lavoratori, agricoltura informale, stress lavoro-correlato e karoshi, l’Osservatorio stima per il 2025 un totale di 1.450 vittime, di cui 1.032 nei luoghi di lavoro. Quasi una vittima su tre è un lavoratore straniero, a conferma del legame diretto tra rischio di morte, marginalità e precarietà.

La situazione in Veneto e il caso Vicenza: l’incremento delle morti sul lavoro

Dentro questo quadro nazionale, il Veneto continua a occupare una posizione tragicamente stabile ai vertici della classifica. I dati elaborati dall’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega Engineering di Mestre indicano che nel 2025 la regione ha registrato 118 morti sul lavoro complessive, risultando seconda in Italia dopo la Lombardia. È un dato che supera nettamente la media nazionale e colloca il Veneto in “zona arancione” nella mappatura del rischio elaborata da Vega.

Ancora più allarmante è il confronto con l’anno precedente: rispetto al 2024 si registra un aumento significativo delle vittime. All’interno della regione, le province più colpite sono Verona, Venezia e Vicenza. Proprio Vicenza, uno dei cuori manifatturieri del Paese, paga un prezzo altissimo in termini di vite umane. I dati degli osservatori e le cronache locali raccontano una sequenza di morti che attraversa settori diversi: industria metalmeccanica, logistica, edilizia, agricoltura. Operai schiacciati da macchinari, lavoratori colpiti da malori durante turni pesanti, incidenti stradali nel rientro dal lavoro. Una scia che raramente arriva sulle prime pagine nazionali, ma che compone un bilancio di fine anno pesantissimo anche per il territorio vicentino.

Precarietà e modelli di subappalto: un rischio per le morti sul lavoro

A rendere il quadro ancora più preoccupante è il peso crescente della precarietà e del subappalto. Molti dei lavoratori che muoiono nel Veneto, come nel resto d’Italia, sono assunti con contratti a termine, in appalto o subappalto, spesso con minore formazione, meno tutele e una pressione costante a “non fermarsi”. La storia di Pietro Zantonini, vigilante precario di Brindisi morto al gelo a Cortina durante un turno notturno a temperature sotto i meno quindici gradi, è emblematica di un modello che sposta manodopera da una parte all’altra del Paese, comprimendo diritti e sicurezza. È una storia che parla anche al Veneto, regione attraversata da grandi cantieri, eventi internazionali e filiere complesse di appalti.

Stress e Karoshi: il peso della fatica nelle morti sul lavoro

Le morti per stress e fatica, pur difficili da certificare, emergono con forza nei dati dell’Osservatorio di Bologna, che nel 2025 attribuisce oltre cento decessi al karoshi, il collasso fisico o psicologico legato al lavoro. Un fenomeno che resta in gran parte invisibile nelle statistiche istituzionali, ma che incide profondamente anche nei territori più produttivi come Vicenza e il Nord-Est.

Il confronto europeo sulla sicurezza per fermare le morti sul lavoro

Il confronto con altri Paesi europei dimostra che questa strage non è una fatalità. In Germania, per esempio, i dati ufficiali mostrano da anni un andamento in calo degli infortuni mortali sul lavoro. Il sistema tedesco si fonda su un’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni gestita da enti pubblici settoriali, forti investimenti in prevenzione, controlli frequenti, formazione continua e un coinvolgimento strutturato dei lavoratori nella gestione della sicurezza. La prevenzione non è considerata un costo, ma parte integrante dell’organizzazione produttiva. In Italia, al contrario, la frammentazione del lavoro, l’indebolimento delle tutele dopo il 2015 e la diffusione del subappalto hanno aumentato l’esposizione al rischio e i dati di Veneto e Vicenza nel 2025 lo dimostrano con crudezza.

Autore

  • 1.450 Morti sul Lavoro: 1 Bilancio Drammatico che Scuote l’Italia

    Nata a Cuba il 13 marzo 1973, vive a Marzabotto (Bo). In Italia dall’età di 18 anni, si è laureata all’Università di Bologna in Scienze infermieristiche e ostetricia e in Scienze biologiche. Lavora nella sanità pubblica e nel tempo libero si dedica alla scrittura, pittura, scultura e fotografia. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti in concorsi letterari ed è autrice di molte pubblicazioni. La sua poetica si ispira alla letteratura europea e a quella latino-americana, tra cui Rimbaud, Baudelaire, Pessoa, Whitman e Alejandra Pizarnik

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