Andria e l’intera comunità pugliese tornano a riflettere sul dramma delle morti bianche attraverso la forza della letteratura. La poetessa Yuleisy Cruz Lezcano ha dedicato un’intensa lirica, intitolata “Vascello di giorni interrotti”, alla memoria di Enrico Matera, il giovane operaio di soli 29 anni scomparso tragicamente mentre svolgeva le sue mansioni lavorative. L’opera non si limita al lutto privato, ma si trasforma in un’allerta collettiva per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della sicurezza nei luoghi di lavoro, affinché i lavoratori non vengano ridotti a semplici statistiche.
La tragedia di Enrico Matera e il valore della memoria
La scomparsa di Enrico Matera ha lasciato un vuoto incolmabile non solo ad Andria, ma in tutto il territorio, riaccendendo il dibattito sulla responsabilità e la cura necessarie in ogni ambito professionale. La poesia di Cruz Lezcano nasce proprio dal ricordo di questo giovane operaio, cercando di rendere visibile ciò che spesso resta invisibile: il prezzo umano e sociale pagato dalle famiglie.
Attraverso i suoi versi, l’autrice dà voce a chi resta: un bambino piccolo, una famiglia e una comunità intera che devono fare i conti con un’assenza improvvisa e definitiva. Il testo diventa così un monito per le istituzioni e le imprese, richiamando l’attenzione sul fatto che ogni “passo non visto” o ogni “superficie che finge sostegno” può trasformarsi in una trappola fatale.
Vascello di giorni interrotti: il testo integrale di Yuleisy Cruz Lezcano
Riportiamo di seguito il componimento integrale dell’autrice, che analizza con crudo lirismo il momento del distacco e le conseguenze del vuoto lasciato da una morte sul lavoro.
Un pugno chiuso trattiene la polvere, granelli minimi, già eterni, dove il dolore impara a respirare e la morte passa, sospinta dal vento.
Uno stelo si è inclinato appena, così cedono le cose vive, e in quell’attimo sottile e netto i petali, nell’aria, metro a metro -dispersi-
Un uomo è già urlo che cade tra gesti che tornano senza più sguardo. La fiducia si consuma in abitudine e l’abitudine lascia entrare il vuoto. Basta un passo non visto, una superficie che finge sostegno, e la morte prende ciò che trova.
Un uomo è già un ricordo che frulla un vascello che gira senza rotta, carico di stanze vuote, di giorni che non accadranno.
Un uomo è un padre perso negli occhi innocenti in una mano piccola che stringe l’aria come fosse mano. Un uomo è padre che non c’è in un futuro che cerca il suo volto nelle cose. Si cresce e un bambino crescerà attorno a un’ombra che non riesce a tornare.
Ci sarà un nome che non risponde, una voce imparata dagli altri, un ricordo costruito piano con racconti e assenze che non colmano la fame di presenza e verità.
L’impegno civile contro le morti sul lavoro
Il richiamo di questa poesia per Enrico Matera è chiaro: la sicurezza non può essere un optional o una voce di costo da tagliare. Quando un “vascello” smette di navigare, come scrive la poetessa, restano “giorni che non accadranno” e un futuro che un bambino dovrà costruire attorno a un’ombra.
Iniziative culturali come questa sono fondamentali per mantenere alta la guardia e onorare la memoria di chi, come Enrico, è uscito di casa per andare al lavoro e non vi ha più fatto ritorno. È possibile approfondire le statistiche e le normative vigenti in materia di prevenzione infortuni sul sito ufficiale dell’ INAIL.
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