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“Dove si è rotto l’uomo”: Una Poesia Civile per Vito Penna, Vittima della Tragedia sul Lavoro di Massafra

Arte e denuncia sociale contro le morti bianche.

Dove si è rotto l’uomo

Guarda là! C’è un nome inciso sul banco tra lamiere, una voce schiacciata nel metallo corroso che odora di sconfitta.

Là, tra carcasse d’acciaio e vetri rotti, un nome giace inciso nel silenzio, voce schiacciata da un cofano cieco, occhio meccanico privo di pietà.

Vito, sei diventato ruggine che canta nei cancelli, una vena spezzata sotto la pelle delle macchine, una scintilla spenta prima dell’alba.

Ogni giorno entravi nel ventre del lavoro, cuore cucito in una tuta stanca di polvere e silenzi, tempo appeso al gancio del cartellino.

La sera uscivi a pezzi, come un sopravvissuto che dimentica la strada. Poi il tempo ha chiuso la porta senza nemmeno bussare.

Un’auto impilata ti ha scelto, non per errore, ma per la colpa di un sistema senza volto. Il tuo calendario si è rotto sul cemento, tra paghe interrotte e sogni avvitati al metallo.

Là, dove si aggiusta il ferro, si è rotto l’uomo. E la luna, storta come una falce senza padrone, ha raccolto il tuo nome e l’ha portato via.

Ora noi restiamo con le mani vuote, a cercarti tra macerie e diritto negato. Il tuo nome è un graffio sul tempo, una preghiera che nessuno ha imparato.

Yuleisy Cruz Lezcano

La Tragedia di Vito Penna: Cronaca di una Morte Annunciata

Vito Penna, operaio di 55 anni, è morto il 16 giugno 2025 in un’autodemolizione a Massafra, in provincia di Taranto. L’uomo è stato trovato senza vita, schiacciato da un’auto impilata mentre svolgeva il suo turno di lavoro presso l’azienda Appia Eco srl, situata nei pressi dello svincolo per Palagiano.

Sul posto sono intervenuti i carabinieri della compagnia di Massafra e i tecnici dello Spesal dell’Asl Taranto per i rilievi e verificare eventuali malfunzionamenti o errori umani. Nonostante l’intervento tempestivo dei soccorritori del 118, per Vito non c’è stato nulla da fare.

La Voce della Poesia Civile: Quando l’Arte Incontra la Denuncia Sociale

Yuleisy Cruz Lezcano, poetessa e scrittrice, ha dedicato a Vito Penna questa intensa composizione poetica che trasforma la cronaca in memoria collettiva. “Dove si è rotto l’uomo” non è solo un testo letterario, ma un atto civile che restituisce dignità e umanità a chi troppo spesso viene ridotto a “numero” nelle statistiche degli incidenti sul lavoro.

La poetessa spiega il significato della sua opera: “Ho scritto questa poesia per dare voce a chi non può più parlare, per restituire umanità a un uomo che non dovrebbe essere ricordato solo come ‘un altro numero’ nella tragica contabilità delle morti sul lavoro.”

Il Simbolismo Poetico: Metafore della Condizione Operaia

L’opera si articola attraverso potenti metafore che trasformano il linguaggio giornalistico in immagini poetiche cariche di significato sociale. Vito diventa “ruggine che canta nei cancelli”, simbolo di una presenza che sopravvive alla morte fisica attraverso la memoria e la denuncia.

La descrizione del “cuore cucito in una tuta stanca di polvere e silenzi” evoca la condizione esistenziale di migliaia di lavoratori italiani, mentre l’immagine dell'”auto impilata” che lo ha “scelto” sottolinea la responsabilità sistemica dietro quello che spesso viene liquidato come “incidente”.

Sicurezza sul Lavoro: Una Piaga Italiana

La UIL Taranto, attraverso il coordinatore territoriale Gennaro Oliva, ha espresso “profondo cordoglio e indignazione” per la morte di Vito Penna, ribadendo che “chi esce di casa per lavorare deve avere la certezza di potervi fare ritorno”.

La tragedia di Massafra si inserisce in un quadro nazionale allarmante: le morti bianche continuano a colpire il settore dell’autodemolizione e del recupero materiali, dove i rischi legati alla movimentazione di veicoli e materiali pesanti richiedono protocolli di sicurezza rigorosi.

L’Eredità di Vito: Tra Memoria e Impegno Civile

La poesia di Cruz Lezcano trasforma il dolore in strumento di denuncia, la perdita in memoria attiva. Come sottolinea l’autrice: “Le parole non riportano indietro la vita, ma possono incidere la memoria, trasformarla in un grido, in una preghiera civile. E in un dovere.”

Il verso finale – “Là, dove si rompe il ferro, non si deve più rompere l’uomo” – sintetizza l’appello civile dell’intera composizione: la necessità di un cambiamento sistemico che metta la vita umana al centro dei processi produttivi.

Conclusioni: Arte e Responsabilità Sociale

“Dove si è rotto l’uomo” rappresenta un esempio di come la poesia civile possa farsi portavoce di istanze sociali urgenti, trasformando la cronaca in memoria collettiva e la tragedia personale in simbolo universale della lotta per la dignità del lavoro.

Vito Penna non è più solo il nome di una vittima, ma diventa simbolo di resistenza poetica contro l’indifferenza sistemica, voce che continua a parlare attraverso i versi di chi ha scelto di non dimenticare.

Autore

  • Yuli Cruz Lezcano

    Nata a Cuba il 13 marzo 1973, vive a Marzabotto (Bo). In Italia dall’età di 18 anni, si è laureata all’Università di Bologna in Scienze infermieristiche e ostetricia e in Scienze biologiche. Lavora nella sanità pubblica e nel tempo libero si dedica alla scrittura, pittura, scultura e fotografia. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti in concorsi letterari ed è autrice di molte pubblicazioni. La sua poetica si ispira alla letteratura europea e a quella latino-americana, tra cui Rimbaud, Baudelaire, Pessoa, Whitman e Alejandra Pizarnik

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