La riabilitazione Puglia al collasso rischia di bloccare l’assistenza a migliaia di persone con disabilità, minori e anziani in tutto il territorio regionale, inclusa l’area murgiana e la provincia di Bari. L’allarme è stato lanciato ufficialmente da A.R.I.S. Puglia (Associazione Religiosa Istituti Socio-Sanitari) a causa di tariffe ferme da vent’anni, un piano di riconversione basato su dati obsoleti e l’imposizione di contratti collettivi ritenuti insostenibili per le strutture non profit. Senza un intervento urgente da parte della Regione Puglia e dei Ministeri competenti, molti centri territoriali non saranno più in grado di garantire la continuità dei servizi essenziali, scaricando le conseguenze finanziarie e gestionali direttamente sui pazienti, sulle loro famiglie e sui lavoratori del comparto.
Riabilitazione Puglia al collasso: le tariffe ferme al 2007 e il nodo contratti
Il primo grande ostacolo che determina la situazione di riabilitazione Puglia al collasso riguarda il sottofinanziamento strutturale delle prestazioni ex art. 26. A fronte di un’inflazione che dal 2007 a oggi ha superato il 43%, le tariffe riconosciute dalla Regione sono rimaste sostanzialmente immutate. L’unico parziale adeguamento, pari al 7% e risalente al 2022, non è stato erogato in modo uniforme da tutte le ASL pugliesi, creando forti disparità nell’erogazione dei fondi sul territorio.
A questo scenario economico critico si aggiunge una complessa questione di natura sindacale e giuridica. Alle strutture riabilitative viene infatti imposto, come requisito per l’accreditamento istituzionale, l’applicazione del contratto collettivo nazionale dell’ospedalità privata anziché quello specifico del settore (il CCNL ARIS Centri di Riabilitazione e RSA). Secondo i dati forniti dall’associazione, nei centri dove questo provvedimento è stato applicato il costo del personale ha raggiunto picchi compresi tra l’80% e il 90% del fatturato complessivo. Sulla legittimità di tale imposizione si è espressa anche la Corte Costituzionale e la materia risulta tuttora sub iudice.
Il piano di riconversione contestato e la carenza di personale medico
Un ulteriore elemento di criticità è rappresentato dalla Delibera della Giunta Regionale (DGR) n. 1933/2025. Il provvedimento impone un adeguamento strutturale ed organizzativo entro 18 mesi, basandosi però su una stima del fabbisogno ferma a oltre undici anni fa.
La delibera richiede l’inserimento di nuove figure professionali specialistiche in un contesto di mercato caratterizzato da una grave carenza di personale qualificato. Gli enti segnalano l’estrema difficoltà nel reperire sul mercato del lavoro figure chiave come:
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Medici specialisti in Neuropsichiatria infantile
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Medici specialisti in Fisiatria
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Logopedisti
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Professionisti sanitari dell’area riabilitativa
Le incertezze amministrative legate a preintese mai formalizzate e l’adozione di una terminologia ambigua all’interno degli atti pubblici (come l’uso dell’espressione “pacchetti ambulatoriali” in sostituzione di “Nuclei di riabilitazione”) stanno alimentando un diffuso contenzioso legale tra le strutture e gli uffici regionali.
Le richieste dei rappresentanti degli enti non profit alla Regione
Mons. Domenico Laddaga, Presidente regionale di A.R.I.S., ha dichiarato la piena disponibilità degli enti al dialogo, sottolineando che non si tratta di una rivendicazione di categoria, bensì di una battaglia per la tutela del diritto alla cura e della dignità dei soggetti più fragili. Le organizzazioni di categoria contestano anche il mancato rispetto del percorso di equilibrio contrattuale definito nel verbale d’intesa regionale del 22 giugno 2023 e nell’Accordo Ponte nazionale del 24 gennaio 2024.
Per evitare l’interruzione dei servizi assistenziali sul territorio, l’associazione ha formalizzato quattro richieste precise alle istituzioni:
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L’apertura immediata di un tavolo di concertazione istituzionale.
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La sospensione temporanea dei termini previsti dalla DGR n. 1933/2025 per bloccare gli effetti sugli accreditamenti.
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La revisione straordinaria delle tariffe ex art. 26 per adeguarle ai costi gestionali reali.
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Il riconoscimento del contratto collettivo di settore, subordinando qualsiasi obbligo contrattuale alla relativa copertura finanziaria pubblica.
I dettagli completi e le motivazioni della mobilitazione sono consultabili nei documenti ufficiali emessi dagli organi di rappresentanza del settore socio-sanitario sul sito istituzionale dell’A.R.I.S. Nazionale.
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Domande Frequenti
Perché si parla di riabilitazione Puglia al collasso?
Le strutture non profit denunciano la mancata revisione delle tariffe sanitarie bloccate da vent’anni, l’aumento dei costi del personale imposto da cambi contrattuali unilaterali e un piano regionale basato su fabbisogni obsoleti.
Quali sono le categorie di pazienti più a rischio?
Le criticità mettono a rischio la continuità terapeutica e l’assistenza domiciliare o ambulatoriale di migliaia di persone con disabilità, pazienti in età evolutiva (minori) e anziani non autosufficienti.
Cosa prevede la delibera regionale contestata dalle strutture?
La DGR n. 1933/2025 impone una riorganizzazione dei servizi in 18 mesi richiedendo l’assunzione di specialisti (fisiatri, neuropsichiatri infantili, logopedisti) difficilmente reperibili sul mercato professionale attuale.
Qual è la posizione dei sindacati e degli enti gestori sulla vicenda contrattuale?
Gli enti chiedono l’applicazione del proprio contratto nazionale di settore (CCNL ARIS Centri di Riabilitazione) anziché quello più oneroso dell’ospedalità privata richiesto dalla Regione come vincolo di accreditamento.




