Le Origini e la Nascita dei Camaleonti
Livio Macchia nasce ad Acquaviva delle Fonti in piazza Vittorio Emanuele in una famiglia di musicisti. Come lui stesso raccontava: “Tutti i miei familiari erano ottimi musicisti, anche se hanno dedicato la loro vita a carriera in ambiti totalmente differenti. Ti dirò una cosa che ti farà sorridere, in casa mia erano tutti musicisti ed appassionati di musica… suonavano tutti degli strumenti, ma come lavoro prioritario erano farmacisti. L’unico che ha seguito in realtà la strada della musica in senso professionale sono stato io”.
La sua passione musicale affonda le radici nell’infanzia, quando la madre lo deliziava con canzoni degli anni ’35, ’40 e ’50. A influenzare la sua carriera sarebbe stato Elvis Presley, “uno dei più celebri cantanti della storia, fonte di ispirazione per molti musicisti ed interpreti di rock and roll e rockabilly”, come lui stesso dichiarava.
I Camaleonti nascono nei primi anni Sessanta al Santa Tecla di Milano, quando Livio Macchia, insieme a Paolo De Ceglie e Riki Maiocchi, fonda la band. Il nome “Camaleonti” viene scelto perché nelle serate dal vivo suonavano vari generi musicali (rock, standard americani, ecc…) adattandosi a seconda del pubblico. Come spiegava lo stesso Macchia: “Il nome dei Camaleonti, per quello che mi ricordo, è stato scelto una sera al locale Santa Tecla, dove ci esibivamo tutte le sere. Quella era una bella scuola per imparare a suonare e stare davanti alla gente (si suonava anche 4 ore per sera), ad un certo punto e visto che suonavamo vari generi musicali, oltre alle cose che ci piacevano di più come può essere il Rock, abbiamo deciso di chiamarci Camaleonti”.
L’Ascesa al Successo e i Grandi Hits
Il successo arriva nel 1965 quando il gruppo si presenta al primo “Raduno Beat” milanese dove viene notato da Miki Del Prete, collaboratore e paroliere di Adriano Celentano. Del Prete offre ai Camaleonti un contratto con la Kansas, casa discografica che gravita intorno al Clan Celentano.
Il successo esplode quasi subito con “Chiedi Chiedi” e “Sha la la la la” che nel 1966 vende 40.000 copie, seguito da “Portami tante rose”, rifacimento della celebre canzone di epoca fascista, che arriva all’11º posto in hit parade.
Ma l’anno d’oro è il 1968, quando raggiungono la vetta delle classifiche con “L’ora dell’amore” (versione italiana di “Homburg” dei Procol Harum), che mantiene la prima posizione per 10 settimane vendendo 1.600.000 copie. Il successo viene bissato da “Applausi”, che arriva al primo posto con 900.000 copie vendute, rimanendo in classifica per dodici settimane.
Altri grandi successi seguono con “Mamma mia” (scritta da Mogol e Lucio Battisti), “Viso d’angelo” e “Eternità”, presentata al Festival di Sanremo in coppia con Ornella Vanoni. La band attraversa diverse formazioni nel corso degli anni, mantenendo sempre Livio Macchia come figura di riferimento insieme a Tonino Cripezzi, scomparso nel 2022.
I Rapporti con i Grandi della Musica Italiana
Macchia ha avuto rapporti privilegiati con alcuni dei più grandi nomi della musica italiana. Particolarmente significativo il legame con Lucio Battisti, che viveva nello stesso palazzo di Paolo De Ceglie: “lui al primo piano, Battisti al quinto. Tutte le sere ci trovavamo, mangiavamo insieme, giocavamo a carte, facevamo musica, andavamo al cinema. Lì è nata la canzone ‘Mamma mia’, ce l’ha regalata lui. È stato e sarà sempre il numero uno”.
Sui rapporti con Adriano Celentano, Macchia ricordava: “Divertente come lo vedi. Poi da quando ha conosciuto la moglie — come Lucio Battisti — è cambiato: lei se lo teneva gelosamente stretto”.
Agli inizi della carriera, nel gruppo c’era anche Teo Teocoli: “Voleva cantare a tutti i costi, per lui abbiamo adattato delle canzoni napoletane in chiave rock. Era molto divertente, un giullare, un matto dal carattere forte, uno che si faceva valere e non le mandava a dire”.
Il Legame con la Puglia e Melendugno
Nonostante la carriera sviluppata principalmente a Milano, Livio Macchia ha sempre mantenuto un profondo legame con le sue radici pugliesi. Il padre era originario di Melendugno, e negli ultimi anni Macchia aveva scelto di vivere stabilmente in questo paese salentino che, secondo la leggenda, trarrebbe nome dal Re dei Salentini Malennio.
I più fortunati hanno potuto assistere negli anni scorsi alle sue jam session “tra i tetti di Melendugno e le scogliere di San Foca, supportato da musicisti giovani e meno giovani, professionisti e meno professionisti”. Questo amore per il territorio salentino era stato confermato nel giugno 2025 quando, a 82 anni, aveva deciso di celebrare i sessant’anni di carriera dei Camaleonti con un concerto gratuito a Roca Nuova, insieme a Dave Summer.
Come dichiarava in un’intervista: “Mi manca il nostro amato mare. Io ho casa nel leccese e l’estate con la mia famiglia soggiorno nella mia terra d’origine per rigenerarmi. La nostra regione è meravigliosa ed ha il pregio di aver sfornato tanti tanti artisti”.
Una Carriera Straordinaria: I Numeri del Successo
I Camaleonti possono vantare numeri straordinari: oltre 30 milioni di dischi venduti, 17 album, 39 singoli, diverse compilation e antologie pubblicate anche negli Stati Uniti, Germania e Argentina. Diversi furono i dischi d’oro (allora si doveva vendere un milione di copie per ottenerli), oltre a Maschere d’argento, partecipazioni a Sanremo, Canzonissima, Cantagiro, Un disco per l’estate e il musicarello “Applausi”.
Come ricordava orgogliosamente Macchia: “Qualcosa come 30 milioni di copie in 56 anni di carriera. Attraversando in lungo e in largo tutto il pianeta abbiamo tenuto qualche migliaio di concerti e ci siamo visti assegnare l’Ambrogino d’Oro dal Comune di Milano, conquistando una Diapason d’Oro e ben 4 dischi del prezioso metallo”.
La Vita Privata e la Famiglia
Livio Macchia è sempre stato molto riservato riguardo alla sua vita privata. Dalle poche informazioni disponibili, sappiamo che ha avuto un figlio che porta il suo stesso nome e che ha seguito le sue orme musicali. Come dichiarava il figlio in un’intervista del 2009: “I Camaleonti che ho seguito spesso nelle varie tournée hanno rappresentato la colonna sonora della mia infanzia… Gli album dei Camaleonti mi hanno fatto capire da vicino come si è sviluppata la musica negli anni d’oro”.
Gli Ultimi Anni e la Passione Immutata
Nonostante l’età avanzata, Macchia non aveva mai perso la passione per la musica. Durante il primo periodo del lockdown, aveva realizzato un album in sala d’incisione che sognava di pubblicare. Nel 2024, i Camaleonti avevano pubblicato il nuovo singolo “Dolce Armonia”, inedito firmato da Antonio Summa con il testo di Icaro Ravasi.
In una delle sue ultime interviste, Macchia raccontava la nascita del brano: “È nata quasi per scherzo, ero andato in studio per cantare una frase per una canzone di Natale dedicata agli ascoltatori di Radio Birikina… ed il caro Antonio Summa, l’autore, mi ha fatto ascoltare questo pezzo dicendo che l’aveva mandata ai ragazzi de Il Volo e praticamente non ha ricevuto nessuna risposta. Io ho colto la palla al balzo perchè la canzone mi aveva preso subito”.
L’Eredità di un Pioniere del Beat Italiano
Con la scomparsa di Livio Macchia se ne va uno degli ultimi testimoni dell’epoca d’oro del beat italiano. I Camaleonti, definiti “forse il più longevo gruppo beat italiano”, hanno attraversato oltre sessant’anni di storia musicale, adattandosi ai cambiamenti ma mantenendo sempre la loro identità artistica.
La loro capacità di creare arrangiamenti complessi e armonici, unita a testi che spaziavano dall’amore alle tematiche sociali, li ha resi una delle band più versatili del panorama italiano. Brani come “L’ora dell’amore”, “Applausi”, “Io per lei”, “Eternità” e “Viso d’angelo” sono diventati classici intramontabili, dimostrando la loro abilità nel creare canzoni che resistono al passare del tempo.
Come sottolineava lo stesso Macchia: “Noi siamo i capostipiti. Sento le canzoni moderne e penso sempre che sembrano proprio una delle nostre”. E ancora: “Se permettete noi rispetto a questi gruppi qui siamo sempre stati un’altra cosa. Abbiamo una storia e una tradizione importante”.
Un Addio che Segna la Fine di un’Era
La morte di Livio Macchia rappresenta la chiusura di un capitolo fondamentale della storia musicale italiana. Dopo aver perso Tonino Cripezzi nel 2022, Paolo De Ceglie nel 2004 e Massimo Brunetti nel 2024, se ne va l’ultimo dei fondatori di quella che è stata una delle band più influenti del beat italiano.
La sua scomparsa a Melendugno, nella terra che aveva scelto come dimora per i suoi ultimi anni, rappresenta il ritorno alle origini di un artista che non aveva mai dimenticato le sue radici pugliesi. Come amava ripetere, sognava di organizzare “un grande concerto nella mia bella Acquaviva”, un desiderio che testimonia l’amore immutato per la sua città natale.
Livio Macchia lascia un’eredità musicale immensa e il ricordo di un uomo che ha saputo attraversare i decenni mantenendo intatto l’entusiasmo e la passione per la musica. La sua voce, il suo basso e la sua personalità artistica continueranno a vivere attraverso le canzoni che hanno fatto la storia del beat italiano, accompagnando per sempre le emozioni e i ricordi di intere generazioni.






Un commento